Hai detto ecopelle?

Numerosi sono i tentativi di produrre materiali alternativi che possano imitare il cuoio, ma se a livello visivo possono presentarsi simili, non potranno mai avere le caratteristiche funzionali e di comportamento dovute alla struttura particolare e inimitabile della vera pelle.

A difesa del consumatore, quindi, si è resa necessaria una definizione dal punto di vista legislativo e la creazione di marchi registrati che possono essere apposti sui manufatti dietro autorizzazione dell’UNIC, l’unione nazionale industria conciaria.

I consumatori sono diventati, negli ultimi anni, sempre più esigenti e si è iniziato a dare importanza alla ricerca di materiali che siano ecologici, sostenibili o vegani. Alcuni materiali, definibili vegan leather, di più recente sviluppo, sono quelli ricavati dalle bucce di frutti come mele o ananas, quelli ricavati da una particolare lavorazione del cocco, i materiali derivati da legno o piante come funghi, caffè, fibre di banano e, infine, una novità tutta italiana è quella di ricavare materiali dagli scarti della produzione del vino. Lo studio di questi materiali alternativi, però, non ha nulla a che fare con il mondo dell’ecopelle o della similpelle, dove c’è grande confusione alimentata anche da alcuni personaggi per inesperienza o interesse.

Con il termine ecopelle si definisce una vera pelle di origine animale che ha subito un processo di lavorazione conciaria a basso impatto ambientale. Con il termine similpelle o pelle sintetica, si definiscono tutti quei prodotti in tessuto dall’aspetto più o meno simile alla pelle, ma qualitativamente inferiori e che di ecologico non hanno nulla, in quanto derivanti dal petrolio.

Questi concetti sono stati approfonditi dalla norma UNI 11427:2011 consultabile online e dalla Legge n.8 del 14 gennaio 2013. Vegano ed ecologico non sono sinonimi e la disinformazione non aiuta certo una scelta consapevole. Come sempre, il metodo migliore è usare il buon senso e un sano spirito critico.