Pelle e sostenibilità

Prima di entrare nel vivo, ci tengo a fare una precisazione. Quando parlo di moda in questi termini, mi riferisco sempre al “sistema moda” e non alla moda come concetto, del quale ho una mia personale opinione, a cui magari un giorno dedicherò un’articolo a parte.

Detto questo, credo sia giusto fare un pò di luce su alcuni termini molto in voga in questi ultimi tempi: moda sostenibile, moda etica e slow fashion. Per sostenibilità si intende l’impatto che i materiali e le produzioni hanno sull’ambiente. L’eticità riguarda i diritti umani e le condizioni di lavoro degli operatori del settore. Con slow fashion si fa riferimento all’oggetto in sé, ovvero la storia e i processi dietro la realizzazione di un accessorio o di un capo d’abbigliamento e il loro allontanarsi dalle tendenze del momento che limitano la loro portabilità al breve istante in cui questi andranno di moda.

Una delle migliori definizioni di sostenibilità credo sia quella data dalla Commissione Brundtland negli anni 80: “Assicurare il soddisfacimento dei bisogni dell’attuale popolazione senza compromettere le risorse per le generazioni future”. Perché non basta che questi concetti siano un buon storytelling per convincere gli acquirenti, ma bisogna seriamente ripensare tutto il meccanismo domanda/offerta in un’ottica di sostenibilità ambientale e giustizia sociale, non solo da parte di produttori e venditori, ma anche dei consumatori.

Fatto il preambolo introduttivo, inizierei ribadendo che il settore dell’industria conciaria italiana è simbolo di esperienza e qualità in tutto il mondo ed è uno dei più attenti al tema della sostenibilità produttiva e della riduzione dello spreco delle risorse. La logica del riutilizzo si trova fin dal recupero delle materie prime, che derivano dagli scarti della filiera alimentare e, cosa da non sottovalutare, sono tracciabili. L’industria conciaria, quindi, lavora e rende pregiato quello che di fatto sarebbe materiale di scarto di un altro settore dallo smaltimento piuttosto complesso. Contemporaneamente attua un modello circolare che sfrutta in modo virtuoso i propri rifiuti.

Ben l’84% dei rifiuti conciari è infatti destinato al recupero creando, per esempio, concimi biodegradabili e fertilizzanti dagli scarti proteici, o colle e prodotti tecnici da quelli non proteici. Le acque reflue vengono trattate divenendo fanghi che vengono poi utilizzati nell’edilizia. L’industria conciaria investe molto in tecnologie innovative per la riduzione sempre maggiore del suo impatto ambientale.

Il valore indiscutibile della pelle si basa sulle sue caratteristiche di 100% naturalità, circolarità, durabilità e creatività. dal momento che si mangia la carne, poi, non è forse più coerente adoperare la pelle per produrre accessori, anziché ricavati del petrolio?

Il principio di sostenibilità, naturalmente, prevede delle premesse precise e regolamentate che riguardano, per esempio, la qualità della pelle e il tipo di concia. Purtroppo non dappertutto esistono regolamentazioni così rigide, ecco perché è importante accertare la provenienza delle pelli ed evitare di acquistare quelle che arrivano da Paesi dove l’attenzione per l’ambiente e la tutela dei lavoratori non esistono, come per esempio il Brasile, l’India e il Bangladesh.

In Italia, l’UNIC (unione nazionale industria conciaria) è proprietaria dell’etichetta “vera pelle” e si occupa della salvaguardia e del controllo di quanto detto fin’ora.

La vera pelle è quindi tra i prodotti più ecosostenibili, ora.

L’industria della vegan leather e della pelle cruelty free sta crescendo, ma è ancora molto confusa, perché la volontà di non adoperare prodotti di origine animale porta all’uso di materiali sintetici di difficile smaltimento, per non parlare delle colle e delle tinture. Problemi che rendono questi prodotti cruelty free, ma non certo ecologici! Per quanto riguarda le nuove risorse, come per esempio le fibre di frutta, è certamente giusto esplorarle, per trovare modi di lavorazione che siano ecologici e trasparenti (cosa che ad oggi ancora non sono) e per far si che possano avere nella resa e nell’aspetto le caratteristiche necessarie per diventare sostituti della vera pelle.

Ho scritto questo approfondimento non per convincere qualcuno, ma perché la mia priorità, come sempre, è la consapevolezza, che sta alla base delle scelte libere.