Processo produttivo

In questo articolo vi racconto il mio processo produttivo, frutto di studio, errori, limature e tanta pazienza!

Inizio naturalmente con la progettazione del modello, sempre con il magnifico gioco “what if?”, perché esagerare è il principio dell’inventare. I miei notes sono pieni di disegni dai quali poi parto per capire come renderli tangibili, reali e realizzabili.
E’ molto difficile tradurre in parole quello che accade nella mia testa in quel momento.

Dallo stesso esageratissimo disegno nascono a volte idee diverse, perché è un linguaggio vivo che cambia come io cambio.
E se il disegno è additivo e presenta tante parti complesse, nella fase successiva mi trovo a fare la cosa opposta: togliere e semplificare per dire tutto quello che voglio dire con un accessorio pulito, minimalista.

Il primo disegno è per lo più uno schizzo, che evidenzia forma e particolari, su cui successivamente studio misure e proporzioni.

Fondamentale è anche pensare già al tipo di materiale con cui lo realizzerò, perché il progetto deve prestarsi al pellame, cercando di esaltarne le caratteristiche. Se scelgo una pelle morbida, dovrò sviluppare una linea che sfrutti al meglio questa caratteristica; se invece intendo usare una pelle più rigida e compatta, il modello che sto disegnando dovrà essere più strutturato.

Una volta definito il modello e scelto il materiale, passo alla realizzazione del cartamodello e del prototipo in carta e, se questo risulta soddisfacente, procedo con la realizzazione delle dime in cartone di ogni singola parte che compone l’accessorio.

A questo punto preparo la materia prima, quindi la pelle con cui darò vita al prodotto. Faccio personalmente la scelta delle pelli e il controllo qualità, andando direttamente ad acquistarle in Toscana, in conceria. Utilizzo per lo più pelle a concia vegetale, rigorosamente di prima scelta. La pelle viene quindi stesa sul banco da lavoro, esaminata e tagliata con estrema precisione, in base alla peculiarità, ai difetti e limitando al massimo gli sprechi. Taglio a mano, con lame precisissime, perché in questa fase non c’è margine di errore. Il taglio viene fatto seguendo la trama originaria del pellame, che è unica per ogni pezzo.

Una volta che tutte le parti sono state tagliate, passo alla preparazione per le cuciture e all’assemblaggio. Io per scelta non utilizzo macchine da cucire, ma la tecnica detta “da sellaio”, che prevede la foratura con la lesina o con i marcatori a martello e poi la cucitura vera e propria, con un unico filo e due aghi alle estremità. In ogni foro passa prima un ago e poi l’altro, a formare un intreccio dalla resistenza suprema. La cucitura fatta a mano ha una durata nettamente maggiore rispetto a quella fatta a macchina.

Sono molto attenta in questa fase, perché il risultato deve essere impeccabile. A differenza della stoffa, commettere un errore di cucitura sulla pelle significa comprometterla in modo irreparabile. Ogni cucitura la batto poi con un martello fatto appositamente.

A modello finito passo alla rifinitura dei bordi e all’applicazione delle parti metalliche. Utilizzo cera d’api naturale, che sciolgo sui bordi per renderli omogenei e lisci.

Dopo un ultimo controllo e una passata di balsamo, l’accessorio è finalmente pronto. È un lavoro di calma e pazienza, dove la qualità prevale su tutto, anche sul tempo.