Elogio alla vera pelle

Avete presente quando leggete qualcosa e immediatamente vi colpisce, sembra che quello scritto dia voce ai vostri stessi pensieri e sensazioni?

Ecco, è quello che è successo a me leggendo su un sito (che ahimè non ricordo quale fosse) questo elogio al mestiere del pellettiere.

Purtroppo, nonostante le ricerche, non sono riuscita a trovare la fonte.

“Un uomo esigente tende la mano. Prima di lui, altri si sono occupati di questa pelle. L’hanno conciata, tinta, apprettata, con svariate tecniche e strumenti.
Dopo di lui, saranno ancora più numerosi, anch’essi muniti di attrezzi per la rasatura, la tranciatura, la cucitura.

Ma nella vita di questa pelle, resterà il solo ad essersi fatto avanti a mani nude. Per saggiarla meglio.
Armato di tatto la tira, la distende, la sfiora.

Si aspetta da lei qualcosa di indicibile, ma non di impalpabile.
Ricordi e rivelazioni.

In lui c’è qualcosa dell’enologo, dell’intenditore.

Che cosa desidera?
Gustare con le dita. essere emozionato. Sorpreso. Rassicurato. Meravigliato dalla dolcezza, dalla sericità, dalla morbidezza, dalla pienezza.

Egli prende coraggio.
Affonda la mano, vi fa scorrere le dita.

La solleva, la piega, la curva, la copre con il palmo.
La tende, la tocca con l’altra mano, nuda anch’essa, ingenua e scettica al tempo stesso.

Purché non sia senz’anima.
Purché sia dotata di buona memoria e sia generosa, ma non troppo cedevole.

Che cosa cerca davvero?
Un’equilibrio. Morbidezza e agilità. Sottigliezza e rotondità.
Naturalezza e raffinatezza.

Egli indaga a tentoni e subito capisce.

L’esploratore delle pelli l’ha trovata.

La pelle, muta, parla e promette.
Una risposta, un incontro, un corpo a corpo nel quale la pelle restituisce la carezza”.